Il tuo ex è andato alla King’s Parade? La scienza dietro lo “schifo”

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Alexandre Rossi

Perché un minuto puoi essere ossessionato da qualcuno, e il momento successivo, il semplice atto di guardarlo correre dietro a una pallina da ping-pong o battere le mani dopo che un aereo atterra ti fa rivoltare lo stomaco? Questo fenomeno, soprannominato dai social media “ick”, è diventato sempre più utilizzato nel moderno vocabolario degli appuntamenti. Ma cosa succede realmente nel nostro cervello quando riceviamo lo “schifo”? E perché alcune persone sono più predisposte di altre?

Sebbene lo “schifo” sia un’esperienza soggettiva che differisce nella forma da persona a persona, la caratteristica principale è che si manifesta all’improvviso ed è (presumibilmente) impossibile liberarsene una volta instaurato. Uno studio recente ha suggerito che questa reazione viscerale potrebbe avere collegamenti con radici evolutive distinte e che lo “schifo” è una manifestazione moderna del “meccanismo del disgusto”. Questa reazione probabilmente si è sviluppata inizialmente come meccanismo di evitamento degli agenti patogeni, ma in seguito è stata coinvolta nella selezione del compagno per aiutare gli individui a identificare le caratteristiche indesiderabili in un potenziale compagno. Storicamente, queste caratteristiche potrebbero includere cattiva igiene, debolezza fisica o scarso istinto genitoriale, ma al giorno d’oggi questa forma di istinto di sopravvivenza viene utilizzata per reagire alle stranezze del tuo interesse amoroso, proprio come faresti con una verdura ammuffita nel frigorifero. Quindi, come illustrato dallo studio, quanto più sensibile è il tuo “meccanismo del disgusto”, tanto più è probabile che tu risponda ai segnali di “schifo”.

Ma quali altri fattori ti rendono più propenso a provare lo “schifo”? Il primo è il genere: le donne hanno più familiarità con il concetto di “ick” e lo sperimentano anche più frequentemente rispetto agli uomini. Ciò è in linea con l’idea ben nota secondo cui le donne sono in genere più sensibili alle incompatibilità con un coniuge, il che potrebbe essere dovuto alle diverse pressioni e aspettative sociali che devono affrontare riguardo alla cura e alla crescita di una famiglia. O forse le donne hanno semplicemente visto troppi uomini correre con gli zaini addosso, un’afflizione alla quale nessuna evoluzione avrebbe potuto prepararle.

“Uno studio recente ha suggerito che lo ‘schifo’ deriva da radici evolutive distinte: è una manifestazione moderna del ‘meccanismo del disgusto’.”

Lo studio delinea anche il narcisismo come un importante fattore di rischio. Questo non vuol dire che chiunque abbia sperimentato lo “schifo” sia un narcisista; piuttosto la presenza di alcuni tratti narcisistici minori potrebbe aumentare la probabilità di sperimentare lo “schifo”. Questi tratti narcisistici sono spesso associati ad aspettative rigide su come dovrebbero comportarsi i partner romantici. Pertanto, anche un piccolo allontanamento da questi standard elevati (come abitudini imbarazzanti o errori sociali) può avere l’effetto di essere una svolta più grande di quanto dovrebbe essere.

Vale anche la pena considerare se le voci secondo cui lo “schifo” è un’esperienza irrecuperabile sono vere. I social media ci informano che lo “schifo” è un colpo mortale per una relazione e, una volta sperimentato, non è possibile riacquistare affetto per il partner sfortunato. Tuttavia, ci sono alcune prove che suggeriscono che, se si riesce a identificare la causa principale della malattia, è possibile superarla. Ad esempio, uno studio ha dimostrato che affrontare il motivo per cui qualcuno potrebbe avere paura dell’attaccamento o dell’intimità può aiutarlo a superare la sua fissazione su piccoli difetti. In alternativa, potresti appoggiarti alla “tolleranza al disgusto”, una strategia psicologica che prevede l’abbinamento dello stimolo “schifoso” a qualcosa di piacevole. Odi il suono della masticazione? Prova ad abbinare alcuni rumori di masticazione particolarmente forti agli aromi del tuo pasto preferito.

In definitiva, i social media hanno sicuramente qualcosa che non va: anche se potrebbe sembrare un’afflizione contemporanea, probabilmente ha profonde radici evolutive, così come la capacità di esporre disturbi emotivi e insicurezze sottostanti. In assenza di reali minacce alla sopravvivenza, questo meccanismo storico si è trasformato in una moderna difesa contro l’inadeguatezza romantica e, purtroppo, contro gli utenti premium di Snapchat.