Van der Linden sostiene che i divieti che limitano l’azione dei giovani potrebbero avere effetti psicologici dannosiAmika Piplapure per Varsity
Il professor Sander van der Linden, psicologo sociale di Cambridge e ricercatore del Churchill College, ha messo in guardia contro le richieste di un divieto totale dei social media per i bambini, sostenendo che la regolamentazione dovrebbe invece concentrarsi sulla “sicurezza fin dalla progettazione” e sulla graduale esposizione digitale.
L’intervento di Van der Linden, messo in risalto sui social media dell’Università mercoledì (27/05), arriva nel mezzo di ampie discussioni parlamentari e consultazioni governative sull’opportunità o meno da parte del Regno Unito di attuare un divieto dei social media.
Martedì (26/05), il Primo Ministro Sir Keir Starmer ha tenuto una consultazione con famiglie e attivisti e ha promesso di intraprendere un’azione “decisa” contro l’impatto dei social media sui bambini nel Regno Unito. Secondo i ministri più anziani, il divieto dei social media potrebbe essere imposto “entro poche settimane”.
Nel 2024, l’Australia ha annunciato l’introduzione del divieto dei social media per i minori di 16 anni. Quest’anno Brasile e Indonesia hanno introdotto restrizioni simili sull’utilizzo dei social media da parte dei minori di 16 anni.
Van der Linden ha sostenuto che un divieto dei social media agirebbe come uno strumento brusco e porterebbe molte conseguenze indesiderate.
Ha affermato che i social media possono comportare gravi rischi, comprese le minacce di disinformazione e confronto sociale, e ha affermato che esistono piccole correlazioni negative tra l’uso dei social media e la salute mentale degli adolescenti. Tuttavia, ha sostenuto che non vi sono prove sostanziali che le scuole con divieti sui social media abbiano una salute mentale migliore tra gli studenti rispetto alle scuole che non ne limitano l’utilizzo, e che gli effetti psicologici delle restrizioni dipendono fortemente anche da come vengono implementati i limiti.
Secondo il professore una disintossicazione volontaria dai social media può essere efficace, ma i divieti che limitano l’azione dei giovani potrebbero avere conseguenze psicologiche dannose.
Van der Linden ha osservato che i social media offrono vantaggi come la connessione sociale, consentendo a giovani provenienti da contesti diversi di connettersi con persone che la pensano allo stesso modo. Ha aggiunto che ciò è particolarmente importante per coloro che fanno parte di gruppi minoritari, compresi quelli della comunità LGBTQIA+, che possono fare affidamento sulle reti di social media per un supporto emotivo e sociale.
Lo psicologo sociale ha invece proposto un approccio alternativo, “basato sul bisturi”, che sottolinea l’importanza degli investimenti a lungo termine nella fiducia digitale dei giovani e fa pressione sulle società di social media affinché incorporino meccanismi di “sicurezza fin dalla progettazione”.
Van der Linden ha raccomandato che i giovani siano esposti ai dispositivi digitali già a partire dai quattro anni, attraverso attività adeguate all’età come guardare foto di famiglia, leggere e disegnare. Ha sostenuto che potranno poi passare all’utilizzo dei social media per contenuti interattivi ed educativi, prima di unirsi a reti di social media simulate e infine essere in grado di gestire l’interazione online indipendente.
L’accademico ha inoltre affermato che le società di social media devono essere ritenute più responsabili e che la responsabilità per la sicurezza e il benessere dei bambini non dovrebbe essere affidata esclusivamente alle mani di genitori e insegnanti.
Ha sostenuto che le piattaforme di social media dovrebbero concentrarsi sulla “sicurezza fin dalla progettazione”, aggiungendo che i bambini dovrebbero avere accesso solo a feed sicuri, altamente regolamentati, con contenuti puliti, non violenti e non sessuali. Ciò, ha affermato, consentirebbe loro di gestire la propria vita sociale e di impegnarsi in questioni di rilevanza sociale e politica, riducendo al minimo l’esposizione a contenuti dannosi e di sfruttamento.
Van der Linden ha concluso che le restrizioni dovrebbero funzionare meno come divieti permanenti e più come “leve intelligenti” per spingere le aziende tecnologiche a costruire piattaforme più sicure per i bambini. Ha suggerito che i governi potrebbero richiedere alle aziende di sottoporsi a controlli trasparenti e indipendenti che dimostrino che i loro sistemi di raccomandazione e feed soddisfano gli standard di sicurezza dei bambini, prima di consentire loro di fornire servizi ai minori di 16 anni.